Il commento dell’amico Vito Calabrese al mio libro mi ha fatto particolarmente piacere ed ho pensato meritasse uno spazio ed una visibilità maggiore, così mi scuserete se ve lo ripropongo come post.
“Caro Lucio,
ho appena finito di leggere il tuo breve scritto. Ma ho anche finito di fare un bel sogno.
A te consegno questo “puzzle” di significative riflessioni.
<<Viggianello è un piccolo paesino alle falde del Pollino, in provincia di Potenza.
E’ qui che il 12 luglio 1968 nasce Lucio Libonati.
La politica è la sua passione: inclinazione che gli è stata tramandata dal suo dolce ed affettuoso padre, Ernesto.
Il 27 febbraio 1992 il cuore di Ernesto cessa di battere a soli 52 anni.
Lucio soffre. La persona cui si è appoggiato da quando è nato, il suo dolce ed affettuoso papà, non c’è più.
Dopo quella notte dolorosa, tremendamente dolorosa, chiunque avrebbe avuto difficoltà a ritornare alla normalità.
Persino Lucio non ne aveva voglia. Non sapeva più a quali occupazioni tornare.
Normalità voleva dire per lui studiare, fare politica dentro l’Università, fare associazionismo, partecipare a comizi con inni e bandiere, ritrovare il buon umore.
Voleva dire riconoscere che il mondo girava come prima, che non era successo nulla di irreparabile, che la vita riaffermava i suoi diritti.
Ma quella notte, qualcosa di irreversibile era accaduto davvero.
Senza quella notte, non so dire come sarebbe cresciuto e che cosa avrebbe fatto il mio futuro amico Lucio.
Oggi posso dire che la forza di Lucio è stata la forza di quel progetto ideale consegnato dal padre.
Da quel momento, nel continuo rapportarsi con gli altri, da socialista e da cristiano, Lucio percorre la strada del padre, intensificando caparbiamente la militanza politica.
“E’ il leit-motiv della mia vita, non saprei farne a meno, ma guai – sottolinea Lucio – se nella vita di un uomo ci fosse solo questo”.
Lucio ama ricordare la definizione che Enrico Berlinguer diede della politica: professione e vocazione, “la politica come testimonianza rigorosa e sofferta di grandi ambizioni, l’ambizione di un uomo che non cerca il potere per il potere, ma che pone la propria intelligenza e la propria opera al servizio di un processo storico di trasformazione: stare vicino ai cittadini, ascoltare le loro idee, coltivare le passioni delle donne, dei giovani e degli uomini”.
E’ così che Lucio, allora studente all’Università di Salerno, inizia a costruire una rete politica e associativa nel Mezzogiorno d’Italia.
E’ così che Lucio, insieme all’on. Pietro Folena, progetta “Uniti a Sinistra”, uno dei tentativi più generosi e importanti di dar vita ad un nuovo soggetto della Sinistra del ventunesimo secolo.
L’obiettivo è quello di dar vita ad un unico partito di centrosinistra.
E’ così che nel 2006, insieme a Walter De Cesaris, comincia a lavorare per la “Sinistra europea”, una organizzazione composta da Rifondazione Comunista, da Uniti a Sinistra, dal Nodo Ambientalista, dall’Associazione per il rinnovamento della Sinistra, da Rossoverde, da Socialismo XXI, dal movimento femminista, e da tante altre associazioni ancora.
Ma il progetto della “Sinistra europea” non decolla.
Lucio non sa darsene una ragione. “O forse inconsciamente si”.
Forse era troppo interessante – dirà. Forse portarlo avanti avrebbe fatto troppa paura”.
Nel febbraio 2008 il Governo Prodi va a casa.
Ed alle successive elezioni politiche del 13-14 aprile avviene quello che non era mai accaduto nella storia d’Italia: la Sinistra, unita sotto il simbolo dell’Arcobaleno, resta fuori dal Parlamento.
Svaniscono i sogni di chi avrebbe voluto vedere la Sinistra unita; la stessa Sinistra che nell’aprile 2006 consegnò la vittoria alla coalizione guidata da Romano Prodi ed oltre 100 seggi in Parlamento a Rifondazione, Comunisti italiani e Verdi.
Proprio quella Sinistra che alle elezioni politiche di un anno fa è sembrata sparire nel nulla.
Erano quasi quattro milioni gli elettori che nel 2006 avevano votato i partiti della Sinistra.
Nel 2008 sono rimasti poco più di un milione a riconfermare la scelta per la “Sinistra Arcobaleno”.
Tutti gli altri, 2 milioni e 774 mila, risultano dispersi.
La storia che ci ha raccontato Lucio, che intreccia quella recentissima di associazioni e movimenti che si sono creati in questi anni, è il segno che una nuova Sinistra, quella che si batte per il “socialismo del XXI secolo” è ancora possibile.
Il ritorno al vecchio simbolo, l’unione con i comunisti di Diliberto, la stessa candidatura di Lucio al Parlamento europeo rappresentano una opportunità da non perdere per riorganizzare la Sinistra italiana ed europea.
Un progetto ambizioso, però. Che passa attraverso una profonda riforma dei partiti, sostiene Folena.
Accadde più o meno così alle elezioni del 1992.
Allora, l’elettorato del Pds premiò Pietro Folena, il candidato che in quegli anni si era schierato dalla parte del rinnovamento. L’elettorato premiò Folena, ma sancì anche la clamorosa bocciatura del capolista Emanuele Macaluso, storico dirigente del vecchio Pci, considerandolo espressione dell’apparato e di un modo troppo vecchio di fare politica.
Il segnale che allora venne dalla gente fu univoco. I partiti devono rinnovarsi. A qualunque costo.
Oggi ci troviamo di fronte ad un cambiamento radicale della società.
Il progetto unitario deve essere pensato, meditato, ponderato.
La fase costituente è tutta davanti a noi e sappiamo che non sarà facile costruire qualcosa di nuovo. E’ la cronaca partecipata di un processo di elaborazione collettiva.
Perché se un partito, quale Rifondazione Comunista oggi, di fronte ad una trasformazione di vastissima portata, di fronte cioè a fatti che cambiano l’insieme del panorama politico complessivo, decidesse autonomamente, e non per contingenze esterne (quali quelle che portarono alla Sinistra Arcobaleno) di dar vita, assieme ad altri, ad una nuova formazione politica, allora è evidente che si tratta di una cosa seria, che non offende né la ragione né l’onore di alcuna organizzazione politica.
Ripartiamo dunque sentimentalmente da quella stessa bandiera, falce e martello, simbolo di una forza storica che ha raggruppato milioni di uomini intorno a una propria identità, li ha organizzati e guidati, ne ha rappresentato gli interessi, ha dato espressione ai loro sentimenti, alle loro idee, alle loro aspettative, anche in un contesto di aspri conflitti.
Perché la Sinistra italiana è stata una forza di questo tipo, tanto che la sua Storia ha segnato l’intera storia d’Italia.
E’ innegabile che la Sinistra italiana ebbe a sostenere importanti sfide, in coincidenza con le maggiori crisi o quanto meno con i momenti di svolta profonda del Paese.
Quelle grandi crisi e quelle svolte epocali che nella vita di uno Stato e di una società, meglio di ogni altro momento, mettono a nudo il rapporto tra ciò che si teorizza e quel che si fa, tra il modo in cui si appare e il modo in cui si è.
Quelle grandi crisi, appunto, rappresentano le ore della verità.
Ed esempi in cui la Sinistra italiana si trovò a far fronte a sfide decisive ne abbiamo: il periodo della neutralità italiana e dell’ingresso in guerra nel 1914-15, e la crisi del dopoguerra conclusasi con l’avvento del fascismo; la lotta di Resistenza; il 1947-48 nel contesto della guerra fredda; gli anni del terrorismo e la strategia della tensione; le fasi acute del duello tra il Partito socialista craxiano e il partito comunista; il momento finale che portò al crollo, comune seppure diverso nelle cause, del Pci e del Psi.
In passato la Sinistra italiana si caratterizzava per la presenza di un partito comunista che era il più forte dell’Europa occidentale.
Poi, piano piano, fino ad arrivare alla frammentazione di oggi.
Insomma, l’Italia che aveva il più forte Partito comunista d’Occidente ha ora la Sinistra più divisa dell’Europa occidentale.
Con l’aggravante di un Partito Democratico che ha dimostrato di non essere in condizione di darsi una identità politica e culturale.
Questa incapacità si è espressa nella genericità, rispecchiata nel nome, di quel richiamo “neutro” alla democrazia.
Siamo tutti democratici!!! Noi siamo anche di Sinistra!!!
“Il resto – come scrive Pietro Folena nella prefazione al piccolo libro di Lucio – è storia recente. L’uscita dal Parlamento della Sinistra, gli errori catastrofici che l’hanno preceduta e ancor più quelli che l’hanno seguita. Ma rimane Lucio, più forte degli errori collettivi ed individuali. Rimane la persona, parte di una storia collettiva”… che non si arrende a lottare, come quando da ragazzo, perduto il suo amatissimo padre, ha scoperto la militanza politica.
Ripartiamo da te, Lucio.
Cominciamo noi, con un atto unilaterale di grande generosità politica, mettendo in gioco noi stessi. Ma ci attendiamo che altri facciano altrettanto.
Ripartiamo dalla cocente sconfitta della Sinistra Arcobaleno.
Perché le sconfitte sono autentiche cartine di tornasole per chi le ha subite. Essendo la loro natura quella di mettere a nudo i problemi non risolti e di portarli a maturazione, esse costringono a scelte non eludibili.
Il non sapere scegliere costituisce di per sé già una scelta, la più negativa.
Compiere una scelta oggi presuppone che si dia finalmente una risposta all’interrogativo se il socialismo in Italia e in Europa possa avere e mantenere nell’età della globalizzazione una sua identità, un suo significato, un ruolo che nessuna altra forza sia in grado di esercitare.
La Sinistra italiana ha subito una sconfitta politica ed elettorale grave. Ma ciò che essa ora rischia è la rotta ideale e culturale.
Dalla prima si può ben risalire la china, dalla seconda si va verso la fine.
Non so dire, caro Lucio, se riusciremo nel sogno.
Però ricordi? C’è sempre stato in noi dell’orgoglio nell’idea di fronteggiare da soli quel futuro irraggiungibile. Ed uno stimolo ad affinare le nostre capacità.
Da qualche parte, molto tempo fa, ho letto una frase che suonava all’incirca così. Il nostro destino è quello di essere inferiori all’idea che avevamo di noi stessi. Giorno dopo giorno, la vita ci ridimensiona, e per quanto lottiamo contro questo ridimensionamento dobbiamo sapere che si tratta di una battaglia perduta in partenza.
Perché, beninteso, non è vero che volere è potere. Ci sono cose più grandi di noi. Montagne che non si possono scalare.
Io credo che la tua grandezza, caro Lucio, si misuri con la grandezza dei tuoi sogni e con la tua capacità di realizzarli.
Ma ci sono sogni così grandi che fanno grande un uomo o una donna, solo per essere riuscito a pensarli e per avere provato a realizzarli.
E so anche che un uomo, che ha avuto per tutta la vita il sogno di crederci e di realizzarlo, anche se poi non è riuscito nell’intento, ha cullato un grande sogno, uno di quei sogni per cui vale la pena di vivere e di vivere una vita che vale la pena di essere raccontata.
In fondo, come scrive il mio amico Lucio, “la vita può anche essere un sogno, la cosa importante è saperla raccontare con il proprio stile e la propria umanità”.
Lucio ha ragione: “guai se nella vita di un uomo ci fosse solo la politica”.
Ciò che rende piacevole questo mondo sono le persone che lo abitano. Sono io. Siamo noi. E’ Lucio. La cosa più importante non è il contenitore quanto i sentimenti delle persone. Siamo noi, costretti a vedere negli occhi di chi ci sta vicino il riflesso del nostro destino. Più di tutto contano le cose quotidiane che articolano la vita e le danno continuità.
E’ la quotidianità della vita che incalza sempre più velocemente col consumarsi degli anni, dei mesi e dei giorni. Mettere ordine, progettare, distrarre, frequentare persone, luoghi e stagioni, e poi accompagnare e sorreggere quando le forze sono venute meno e il corpo si ripiega su se stesso.
Il nostro progetto è ambizioso: si tratta non di cancellare il vecchio, ma di costruire il nuovo. E non da soli, ma con tutti quelli che vorranno partecipare a questo compito esaltante.
Se faremo la scelta giusta ne trarremo merito, se faremo quella sbagliata ne porteremo le conseguenze.
In fondo, noi, che ci crediate o no, siamo uomini di carne, che traduciamo la politica in idee, e non in potere.
Siamo uomini in carne ed ossa, non politica di carta.
Questa era la politica di Ernesto. Questa è la politica di Lucio.
Questa è la nostra vita, semplicemente >>.
Vito Calabrese“

giugno 5th, 2009 il 12:06
Ciao Lucio, il nostro comune amico Vito Calabrese (e te probabilmente)- a differenza di me- ha una cultura di sinistra comunista fuori dagli schemi e questo lo\ vi rende apprezzabile\i anche nei rapporti umani dove tuttavia molti esponenti del tuo schieramento non brillano se non per un cinismo che ha portato la sinistra italiana a indietreggiare sul percorso unitario, favorendo gangli voraci di consenso, populistici e pronti a mandare al rogo i valori pur di prendersi l’Italia…
a te, che credi in quello che fai auguro il successo della volontà: in bocca al lupo e che siano queste europee un’occasione per rendere visibile il tuo valore umano e politico.